Come in una festa paesana, ma nel giardino di casa propria

Luglio 31, 2026

 Musica, street food, sorrisi e storie di vita: a Castelnuovo Magra la Fondazione Maffi apre le porte per una serata dove l'accoglienza è di casa.

Olmarello (Castelnuovo Magra), 30 luglio 2026 – Arrivo con un po’ di anticipo, mezz’ora prima dell’apertura ufficiale fissata per le 19:00. È uno dei giorni più caldi di questo infuocato luglio.

Nel grande parcheggio del parco mi accoglie sorridente Luigi (nome di fantasia). È elegante, con pantaloni chiari, una camicia a righe, la barba ben curata e un leggero profumo maschile. Sono anni che non ci vediamo, ma sembra ci fossimo lasciati solo ieri, quando lui recitava nella compagnia teatrale della Maffi e io producevo resoconti e video per i social.

“Ora sto negli appartamenti” mi dice. “Per me è stato un salto importante. Sai, se tutto va bene, lascerò la comunità tra pochi mesi. Ho un progetto di vita: il giudice mi ha detto che se la dottoressa dà l’ok, uscirò. Certo, ho bisogno di un lavoro, ma lo trovo.”

Poi mi parla della sua famiglia, di suo padre e di suo fratello che ora si trova alle Hawaii per lavoro. È davvero qualcosa di impagabile arrivare in un luogo in cui sei riconosciuto e dove i rapporti umani – pur nella varietà delle singole storie – sono improntati a una profonda accoglienza. E pensare che questa è una casa per la cura di persone con disagio psichiatrico.

Incontri lungo il viale

Ci salutiamo con Luigi e inizio la salita verso la villa, passando davanti alla casetta nei pressi della vigna. Qui incontro altri abitanti del centro, che la Fondazione chiama affettuosamente Sorelle e Fratelli Preziosi.

Strette di mano e due parole di saluto, in cui il come – il sottotesto – dice molto più del cosa: si discorre del caldo, delle squadre di calcio (con l’immancabile e drammatico conflitto tra Juve e Inter), della bella serata che ci attende e dell’arrivo di parenti e amici. Gli abitanti della casa sono felicissimi di ricevere visite: lo si capisce subito dal loro sguardo.

Dagli stand dello street food s'innalza già il profumo di porchetta, hamburger e mega wurstel. Un'auto ci supera: a bordo ci sono Giulia, Marco e suo padre che trasportano l'attrezzatura musicale.

Storie che s'intrecciano ai tavoli

Decido che un abbondante panino con porchetta e verdure grigliate è la scelta giusta e mi siedo al tavolo con tre Sorelle originarie di Lerici. Con una di loro avevo già scambiato due parole due anni fa: chiedo ospitalità e riprendiamo a chiacchierare con spontaneità.

“Lui è il giornalista, quello che fa un sacco di domande!” spiega lei sorridendo.

Le altre mi danno il benvenuto e ne approfittano per aggiornare la sorella (che non vive in casa) sulle vicende del paese: nuovi amori, l'arrivo di qualche straniero, la scomparsa di un conoscente e i ricordi dei vecchi compagni di scuola. “Noi sappiamo tutto”, scherzano. Sembrano l'FBI, mi viene da pensare, ma con una differenza fondamentale: a muoverle è il sincero interesse per gli altri, non lo spionaggio.

Saluto anche Marisa, seduta verso la facciata della villa, che fa da quinta naturale a una piazza rialzata immersa nel verde. Lì incontro Lorenzo, batterista milanese, che mi abbraccia affettuosamente come un fratello. La comune origine meneghina e la passione per la musica ci legano da quando lo intervistai per Radio Incontro.

Il culmine della festa

La serata entra nel vivo: la musica dal vivo lascia spazio all'esibizione di un prestigiatore abilissimo nel coinvolgere il pubblico, strappando risate e applausi continui. Quando arrivano i mitici sgabei, si capisce che la festa ha raggiunto il suo culmine.

Ci saranno più di 250 o 300 persone. Ci sono anche gli ospiti della casa di Fivizzano, seduti in prima fila per godersi lo spettacolo. Lorenzo fa la conoscenza di Simone, anche lui milanese e musicista.

Mi fermo a riflettere su quante storie, qualità umane, battaglie e ferite s'incrocino davanti ai miei occhi. Lo sguardo vaga tra i tavoli: l'atmosfera è identica a quella di una festa paesana, ma vissuta nel grande parco di casa propria. Ci sono estranei, amici lontani, parenti vicinissimi, operatori della Maffi (incluso il Direttore Generale e il personale amministrativo), ex dipendenti, i membri del club della Vespa e, naturalmente, le Sorelle e i Fratelli Preziosi, vero cuore di tutta la serata.

Partecipare a una festa in una delle case Maffi è un'esperienza unica, capace di lasciare una traccia profonda e un sorriso stampato sul volto a lungo.

Provare per credere.

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Fondazione Casa Cardinale Maffi ETS

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