Con l'ottimismo della volontà SAN CERBONE 2024

San Cerbone 2024

Il volontariato, la crisi di oggi e il domani da ri-costruire. È stato questo il tema - stimolante, pieno di domande, luci, ombre, storie e volti - al centro della due-giorni promossa e organizzata dalla Fondazione Casa Cardinale Maffi al convento di San Cerbone (Lucca). Un seminario residenziale che, ogni anno, anticipa ed inizia a gettare i semi di quello che sarà il meeting di settembre. “Con l’ottimismo della volontà”, questo il titolo e il filo conduttore di entrambi gli appuntamenti.

San Cerbone 2024

A San Cerbone si sono susseguiti momenti di riflessione, incontri, testimonianze e attività di formazione: “Un’occasione di ascolto e condivisione a partire dal tempo che noi possiamo mettere a disposizione gratuitamente per dare dignità alle persone fragili” queste le parole che hanno introdotto la due-giorni pronunciate dal presidente Fccm Franco Falorni.

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“Se vuoi puoi guarirmi”: la riflessione biblica di Monsignor Roberto Filippini, vescovo emerito di Pescia e al lungo cappellano del carcere Don Bosco, ha individuato alcune delle strade che conducono al volontariato, esperienza che rappresenta una “irruzione sorprendente e sconcertante in grado di mettere ognuno di noi di fronte all’alterità”, esperienza nei confronti della quale la reazione personale, intima ed interiore può essere di natura diversa: “fastidio, freddezza, indifferenza oppure compassione, partecipazione, fino all’indignazione civile e alla ribellione di fronte a una disuguaglianza”. E qui sta il ‘senso’ dell’agire avendo di fronte l’altro.

L’esempio proposto, andando indietro nel tempo, è stato quello di Maria Eletta Martini, insegnante e politica a cui si deve la legge quadro sul volontariato del 1991 . A ‘raccontare’ questa figura – approfondendo quella che si può definire “la cultura del volontariato” - ci ha pensato il professor Emanuele Rossi: “Volontariato per lei non era solo riparare i cocci ma cercare un’azione politica, culturale, sociale affinché quei cocci non si realizzassero più. Una donna che aveva una visione della società e del bene comune, e che a partire da questo, lavorava per costruire un consenso, non come talvolta si vede oggi in cui il processo è invertito”.

Significative le testimonianze di Antonio Gravina (Il Gabbiano Laav), Valentina, Gioele e Diego (Agesci Rosignano), Giovanna Baldini e Moreno Pierobon (Controluce Pisa), Sandro Del Rosso (Aipd Pisa), interventi coordinati dalla dottoressa Simona Cintoli.

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Il pomeriggio è stato dedicato alla formazione curata da Francesco Niccolai, formatore Usl Toscana Nord Ovest, con attività pratiche e riflessione a gruppi sulle parole volontà, volontariato e sulle loro possibili connessioni. Attività serale: esperienze di pet therapy con l’associazione BarryDog Campus.

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La seconda giornata di lavori, venerdì 19 aprile, è stata inaugurata dalla lucida e appassionata analisi di Donatella Turri, direttrice della Fondazione per la coesione sociale e membro di Caritas italiana nell’equipe sulla povertà educativa. Nel suo intervento un articolato ‘viaggio’ alla ricerca del senso, del perché si può decidere o meno di essere volontari, scendendo fino alle possibili radici alla base dell’attuale fuga dei giovani dal mondo del volontariato e alle motivazioni personali e interiori: “Io chi sono, dove sto guardando, dove mi sto orientando, qual è il magnetismo che guida i miei gesti? La volontà ci chiede di interrogarci sulla nostra identità, la volontà può essere orientata e questo ci dà una grande responsabilità”.

Relazione, gratuità, grazia, comunità, una postura dal basso che offre punti di vista diversi e si oppone a quell’atteggiamento marveliano, da super-eroe, che è il rischio principale di chi fa volontariato o ricopre il ruolo di operatore. Una ricerca del senso più profondo del volontariato che Turri ha ben rappresentato citando il film di Kean Loach “La parte degli angeli”: “I distillatori di whisky chiamano così la parte che evapora nella botte, che va verso l’alto. Sembrerebbe persa, se lo bevono gli angeli, ma è in realtà responsabile della qualità del tutto”.

Elisabetta Marchetti, presidente della neonata associazione Amici della Maffi, ha spiegato origini e motivazioni, introducendo altre due associazioni. Avo Pisa e Aima Costa Etrusca.

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Infine, prima della Santa Messa, la ‘lettura’ di Monsignor Giovanni Paolo Benotto, arcivescovo di Pisa: “Siamo in un momento di cambiamento d’epoca a tutti i livelli, i parametri culturali sono cambiati radicalmente e continuano a mutare sotto impulso dinamiche indotte dai poteri forti, finanziari ed economici. Assistiamo all’esasperazione dell’io a discapito del noi, alla perdita dell’idea di persona per affermare l’idea di individuo e questo porta a forme di intolleranza sempre più marcate. È in questo panorama che il tema del volontariato si trova ad entrare in crisi, a livello di numeri e definizioni identitarie. Ma è in questo contesto che diventa quanto mai fondamentale il recupero della centralità della persona umana, come possiamo leggere nell’Enciclica di Papa Benedetto XVI Caritas in veritate”.

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Don Antonio Cecconi, Giuseppe Meucci e Federico Vola hanno riallacciato le fila delle varie riflessioni proposte. A chiudere la due-giorni di San Cerbone il punto di vista offerto da Maria Antonietta Scognamiglio, centrato sul concetto di buona politica, quella “che nasce da un bisogno”, e le conclusioni del direttore della Fondazione Casa Cardinale Maffi Michele Passarelli Lio il quale ha ‘raccolto’ le parole chiave del seminario proponendone un’ultima, somma perfetta tra volontà e volontariato: “Volentieri”.

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