il Museo della Follia di Vittorio Sgarbi _ Lucca, 15 luglio 2019

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Si è tenuto a Lucca il giorno 15 luglio 2019 l’ultimo appuntamento formativo promosso dalla Fondazione Casa Cardinale Maffi per i suoi operatori: dirigenti, amministrativi, operatori sanitari, educatori ed infermieri si sono riuniti presso la bellissima sala conferenze di Confindustria di Palazzo Bernardini a Lucca per un momento di riflessione e preparazione alla Mostra su Arte e Follia ospitata presso il “Museo della Follia” ideato e realizzato dal Prof. Vittorio Sgarbi. La Fondazione, con la finalità di sviluppare la creatività personale e la capacità individuale e di gruppo di scoprire la realtà con occhi diversi, ha proposto ai suoi operatori un momento di riflessione e confronto partendo dalle opere che sono nate dal dolore e dalla sofferenza esistenziale di tanti artisti, da Van Gogh a Ligabue, da Alda Merini a Francis Bacon e di tanti altri, molti dei quali meno noti ma similmente segnati da drammatici percorsi di vita in cui il disperato bisogno di comunicare il proprio disagio ha fatto sì che dalle loro menti e dai loro cuori, attraverso le loro mani, fossero generate opere, letterarie e artistiche, di inestimabile valore.

Nelle opere della mostra del Museo della Follia si trova chiara evidenza della stretta correlazione tra Arte e Follia; ne hanno parlato agli attenti rappresentanti e dipendenti della Fondazione, Claudio Achilli che, prendendo come esempio le toccanti parole di Alda Merini, ha guidato l’attenzione dei partecipanti sulla correlazione tra creatività e follia. L’Arte – dice Achilli – è uno stimolo forte, potente, che sollecita aspetti essenziali della nostra più intima e ancestrale essenza (ragione, emozioni, cuore, anima) e che ci può aiutare ad essere migliori (più umani) nella vita di tutti i giorni. Dopo di lui, Stefano Renzoni, citando l’Orlando furioso di Ludovico Ariosto, ha sottolineato come, già all’inizio del sedicesimo secolo, vi siano tracce evidenti di questa apparente dicotomia – ovvero quella tra Istintività e Ragione – anche in letteratura: Orlando, spasimante profondamente innamorato di Angelica, perde il senno quando Angelica lo ripudierà sposando Medoro, condannando Orlando alla follia. Tuttavia Orlando riacquisterà la sua ragione, recuperata da qualcun altro per lui sulla Luna ma, una volta ritrovata, comincerà a parlare in latino (la lingua degli eruditi, dei colti), la lingua non in uso per natura ma di chi indossa un “abitus” che si è costruito e “mette in scena”… per finire di perdersi in una finzione e scomparire definitivamente dalla scena. Orlando, riacquisita la ragione ma, con essa, esce definitivamente dalla scena della narrazione. L’istintività, la follia, è dunque qualcosa che ha a che fare con i sentimenti profondi e più sinceri; mentre la saggezza è una condizione di apparenza, di esistenza non sincera, non vera; è qualcosa di negativo, che inibisce, che implica controllo, strategia, che è costruito e non naturale; e quando Orlando (ri)diventa saggezza, scopare… non esiste più. Piermarco Passani riporta invece il punto di vista delle Neuroscienze: Arte è certamente Follia, ma l’Arte, attraverso i neuroni specchio, attiva, anche in chi la osserva, la contempla, la “subisce”, processi mentali che sono essi stessi atti creativi, che possono quindi renderci attivi, unici, veri, più autentici; aiutandoci a ritrovare un equilibrio, quell’auspicabile positiva omeostasi tra Istintività e Ragione. La visita alla Mostra della Follia lascia poi un segno profondo nell’anima del visitatore. Nel completare l’intero tragitto, da compiere, prima accompagnati dalle guide, molto disponibili e preparate, e fonti di ripetute sollecitazioni attive nel pubblico, e successivamente individualmente, isolandosi dal contesto, per lasciarsi trasportare definitivamente “dentro le opere”, si percepisce un silenzio che non è più silenzio ma diviene grido disperato di anime che soffrono e denunciano tutto il loro dolore e, consapevolmente o no, rappresentano il manifesto di chi grida e rivendica quella dignità umana che in molti casi gli è stata negata o sottratta. Chi visita la Mostra non può non provare compassione nel suo significato etimologico più profondo (“patire con”, “soffrire insieme”) e non può uscire dalla Cavallerizza di Piazzale Verdi senza una sensibilità verso l’altro profondamente e definitivamente acuita. Si ringrazia l’organizzazione della Mostra per la squisita accoglienza e la disponibilità; e naturalmente il curatore, il Professor Sgarbi, per aver messo a disposizione del pubblico l’eloquente insegnamento che arriva, da un luogo e da un tempo lontano, come un grido nel silenzio di tante voci… “determinate, libere e folli”.

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Museo della Follia – a cura di Vittorio Sgarbi

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