Vincere perdendo

comunicato stampa

“Vincere perdendo”, il terzo incontro del ciclo “San Cerbone non si ferma”: la Fondazione Maffi in webinar con il giornalista sportivo Marco Pastonesi

Il Resoconto, di Enrico Marchetti 

Si è appena concluso il terzo appuntamento, in diretta web, di “San Cerbone non si ferma”,  un momento di riflessione, quello di oggi, tra sport e vita quotidiana; tra quello che parole come “sconfitta” e “vittoria” possono significare, nell'attimo in cui si verificano; ma anche nel più ampio arco di tempo che è il cammino di vita: individuale, sociale, di relazione, professionale; e perfino spirituale. 

Il Presidente Franco Falorni parla del sé sportivo “perdente” quindicenne, quando “perdeva” non riuscendo a superare l’ostacolo nel salto della cavallina ma, nello stesso momento, “vinceva” perché gli amici non lo deridevano; anzi ne ridevano con lui. E parla del sé odierno, un settantenne che è stato ed è... figlio, nipote, marito, padre, nonno, amico, professionista e adesso presidente di una onlus… e dice “sono stato fortunato e ho capito che a quindici anni quelle sconfitte mi preparavano alle vittorie di ora; perché mi insegnavano la relazione con gli altri e con nostro Signore… non ho mai vinto niente nello sport ma ne è valsa la pena!” 

E’ poi il momento delle domande all’ospite d’onore dell’incontro ed è profonda e toccante la lettera-testimonianza di Chiara Benedetti, infermiera presso la Struttura di Olmarello, letta da Silvia Marcesini, che parla dell’attività sportiva nella quotidianità nella vita di persone con problematiche di ordine psichiatrico; di quanto, a parer suo, lo sport sia un vero e proprio “farmaco” per tutte queste, perché contrasta la loro naturale tendenza ad isolarsi e ad arrendersi. “Lo sport, individuale o di gruppo - dice Chiara - aiuta ad allenare i buoni rapporti con l’ambiente e con le altre persone ed è sempre occasione di crescita.” 

Costanza Biagi, terapista occupazionale della residenza sanitaria per disabili di Collesalvetti, ricorda invece quanto già venga fatto da anni in Fondazione, le “Maffinpiadi”: una vera e propria sfida in diverse discipline di abilità, velocità e/o creatività tra fratelli e sorelle preziose delle diverse strutture della Maffi e di organizzazioni e associazioni esterne, che sono, prima di tutto, occasione di aggregazione, di condivisione e di festa, non prive tuttavia di quel pizzico di competitività che impegna ed emoziona e che insegna, a vincitori e vinti, che “l’importante è esserci… l’importante è partecipare”.  

Infine la fisioterapista Bernardette Ceccarelli del Centro di Riabilitazione di Collesalvetti, ricorda quando tutto il suo team ha ricevuto una lezione di vita da un tennista, lì per terapie fisioterapiche, divenuto paraplegico in seguito ad un incidente stradale che, nonostante il sopraggiungere dell’improvvisa disabilità e il drammatico e repentino cambiamento della sua normalità, abbia loro dimostrato che niente può e deve fermarci dal raggiungere i nostri sogni e i nostri obiettivi; semmai c’è solo da cambiare il modo per arrivarci.

Convergono, infine, gli interrogativi indirizzati dagli operatori della Maffi a Marco Pastonesi: può lo sport essere la medicina giusta per l’isolamento e l’individualismo, la malattia di questa società moderna, a sua volta esacerbata dalla recente pandemia? 

E poi ancora… Cosa ci può insegnare una sconfitta sportiva nella vita quotidiana?

Pastonesi è esperto di rugby e di ciclismo e di queste discipline si limita a parlare. Marco è abituato a parlare di chi ha vinto ma più spesso di chi ha perso, per incapacità relativa o anche per scelta… Sì, per scelta! Ad esempio quella del ciclista Malabrocca al Giro d’Italia del 1947 quando, una volta che aveva capito che niente poteva fare per star dietro ai primi, decise di “darsi da fare” per arrivare ultimo e, così, riuscire a vincere… perdendo: perché in quel periodo era abitudine che il pubblico appassionato del Giro facesse una colletta per l’ultimo arrivato e così fece per Malabrocca, che raggiunse così il suo risultato (qualche lira in tasca e la celebrità che altrimenti non avrebbe avuto). 

Marco dice “il ciclismo insegna a soffrire… il rugby insegna le regole, il rispetto per gli altri (compagni di squadra più forti o più deboli e avversari). Si impara più dalla sconfitta che dalla vittoria: dalla sconfitta impari a fare qualcosa di più o di meglio per la prova successiva; oppure anche solo a ripartire e a non mollare.

Nello sport c’è anche il momento dell’allenamento… (non solo quello della gara o dell’incontro) - prosegue Marco -; lì sei solo con te stesso, la fatica e la frustrazione che ne deriva… ma è importante perché è quello che ti rafforza e ti plasma anche per la vita quotidiana.

Abbiamo parlato di disabilità come se fosse qualcosa degli altri ma noi tutti, ogni giorno, siamo meno abili del giorno prima… Ecco allora che lo sport ci può aiutare a tenere duro, a rialzarci dopo le cadute e, soprattutto, a non restare soli ma a cercare, giocando, una relazione pura con le altre persone.” 

Don Antonio Cecconi, Vicepresidente della Fondazione e grande appassionato di ciclismo, chiude il confronto leggendo le lettere di S. Paolo ai Corinzi e ai Filippesi: “San Paolo era un pugilatore e amava correre. San Paolo in queste scritture ci mostra la sua sensibilità appassionata per queste discipline e le intende come strumenti atti a renderci forti nel voler raggiungere con assoluta abnegazione, non solo un risultato o un obiettivo sportivo ma anche qualcosa che va oltre e diventa dimensione spirituale: il lungo e faticoso cammino verso l’incontro con nostro Signore.

Ha condotto l’incontro Vanessa Carli (impiegata amministrativa e membro della Redazione della Fondazione); lo ha chiuso il comico Rufus, con il gioco-storia dei tre fratelli (asso, due e tre di picche) che con pacata ironia ha fatto sorridere il pubblico non senza lasciare spunti di riflessione su possibili, anche se inattesi, sorprendenti cambiamenti da parte di chi è (o forse è solo creduto?) il più debole…

Collesalvetti (LI), 18 giugno 2021

#fccmnoi

#giroditalia

Luigi Malabrocca
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