Dopo Covid: Quale società e quale chiesa?

di Alessandra Desideri

Venerdì 5 giugno, alle ore 14:30, si è svolto, online, il secondo meeting del ciclo “San Cerbone non si ferma 2021”. Ai relatori, Ivo Rizzola e Severino Dianich, giungono le domande (e riflessioni) di alcuni dipendenti della Fondazione Maffi. Matteo Pardini, psicologo e psicoterapeuta della Fondazione Casa Cardinale Maffi e moderatore del webinar, introduce subito il tema dell’incontro: “Il Covid è arrivato nelle nostre vite stravolgendone le abitudini e colpendo la nostra spiritualità. Quali cambiamenti dobbiamo aspettarci nella società?” Il direttore generale Massimo Rapezzi, che porta i saluti del presidente e introduce, riflette sul fatto che ad oggi i paesi occidentali, grazie ai vaccini, stanno lentamente uscendo dall’emergenza pandemica mentre i paesi più poveri e senza risorse sono sempre nel pieno dell’allerta sanitaria. Queste differenze ci devono far pensare. Anche se non possiamo essere vicini fisicamente non ci dobbiamo scordare della prossimità. La Fondazione Maffi deve continuare a prendere parte attiva nel contribuire a disegnare il futuro della cura della fragilità nel nostro paese e territorio. Solo stando uniti, conclude Rapezzi, saremo più forti nella fragilità.

Interviene poi Giada Medici, psicologa e psicoterapeuta dell’unità operativa di Fivizzano. “Con l’arrivo del Covid ci siamo scoperti vulnerabili di fronte a un minuscolo e invisibile virus. In noi operatori è nato un forte senso di protezione nei confronti delle persone fragili con cui lavoriamo. Come ci ha cambiato il Covid? “ La parola passa all’operatrice socio sanitaria Alice Gaglio della RSA di Cecina che racconta come la chiusura alle visite della sua struttura sia stato un duro colpo per i parenti dei Fratelli preziosi. Anche se i contatti erano mantenuti dalle videochiamate, in chi era fuori cresceva il senso di impotenza. La sua domanda è: come è cambiata la relazione col malato? Secondo Daniele Borghesi, impiegato amministrativo della fondazione è necessario un cambiamento oltre che nella società anche nella Chiesa perché - dice Daniele -, citando Papa Benedetto XVI, “la fede è un atto personale che diventa sociale. Dunque quali valori saranno cardine nella Chiesa di domani?”Ivo Rizzola, Pedagogista  dell’Università di Bergamo, ricorda di come durante i momenti bui della pandemia, ci siamo affidati gli uni agli altri. Donne e uomini fragili di fronte alla malattia sono stati cura per chi aveva bisogno. Nel dolore è prevalsa la speranza e la sensazione di sentirsi debitori per avere ancora la forza di aiutare gli altri. Abbiamo scoperto che dentro di noi abita un’ infinita fonte di generosità, di prossimità. Anche i giovani studenti (a Bergamo, come altrove) hanno dato una mano ai più bisognosi, e questo fa ben sperare. Chi invece si è ritirato dagli altri ha visto aumentare il proprio rancore e sono cresciute le diseguaglianze. Il compito della politica allora è quello di coltivare una cittadinanza responsabile. A Don Severino Dianich, teologo, Matteo Pardini chiede quanto la pandemia abbia inciso sulla Chiesa. “La Chiesa deve intrecciare la propria vita con la società – dice il teologo -, la pandemia ha creato una società più collaborativa ma il rischio che col passare del tempo ci si dimentichi tutto c’è. Nella modernità il valore della persona è degenerato nell’individualismo. Ma la persona è relazione e spetta ai fedeli laici (anche a quelli che operano nella Fondazione Maffi) riaffermare l’importanza delle persone, anche di quelle più indifese. L’impossibilità di seguire la messa in presenza, per lungo tempo, a causa dei divieti legati al Covid, ha portato molti a non frequentare più le parrocchie. Don Dianich, che auspica una riforma della liturgia che scaldi il cuore e dia speranza, si rivolge infine alla nostra fondazione incoraggiandola a continuare ad occuparsi dei malati garantendone i bisogni e le specificità e a fornire agli operatori momenti di formazione e di riflessione spirituale, come in questi webinar. Le riflessioni finali spettano al Vice Presidente Don Antonio Cecconi che legge e commenta un brano del IV capitolo degli Atti degli Apostoli, in cui si parla dell’essere un cuor solo e un’anima sola. Per finire Fra Adriano, nelle vesti di Mago Magone, attraverso una magia di “incastri e cornici” fa riflettere sull’importanza di integrare nella vita, nel bene e nel male, ciò che accade e trasformarlo in cambiamento positivo e “ben incorniciato”.

#fccmnoi

per poter seguire i temi trattati "Dopo Covid. Quale società e quale chiesa?" (guarda il webinar su YouTube)

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